Amori liquidi, sparizioni improvvise e il vuoto relazionale nell’epoca degli swipe.
Di Stefania Zilio
C’erano una volta le storie d’amore che finivano con una lettera, una telefonata, a volte un pianto.
Oggi, più spesso, finiscono… nel nulla.
Una notifica che non arriva. Un messaggio che resta senza risposta. Una persona che scompare da WhatsApp come un personaggio secondario in un romanzo mal scritto.
Il lessico amoroso contemporaneo si è arricchito di nuovi mostri: ghosting, zombing, orbiting. Espressioni nate online che descrivono comportamenti fin troppo reali, figli di una società iperconnessa, ma sempre più incapace di sostenere il contatto emotivo autentico.
Quando l’altro si dissolve: il fenomeno del ghosting
Il termine ghosting nasce in ambito anglosassone ed è diventato popolare intorno al 2015. Indica l’interruzione improvvisa e totale di una relazione sentimentale, affettiva o anche amicale, senza spiegazioni né saluti.
Una sparizione netta, come se l’altro si fosse letteralmente trasformato in un fantasma.
Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Journal of Social and Personal Relationships (LeFebvre, 2017), il 25% degli intervistati ha subito ghosting almeno una volta nella vita. Ed è un fenomeno trasversale: colpisce tutte le età, anche se è più diffuso tra i 20 e i 40 anni, in un contesto dove relazioni fluide e fragili sono spesso la norma.
Come ha scritto Zygmunt Bauman, sociologo e autore del celebre Amore liquido:
“In una società liquida, i legami sono fragili, temporanei, soggetti a essere sciolti senza troppi drammi, né spiegazioni.”
Ecco, il ghosting sembra l’attuazione perfetta di questa filosofia: non chiudo, sparisco. Non affronto, evito.
Zombing e orbiting: le versioni 2.0 della sparizione
Ma non basta scomparire.
A volte il “fantasma” ritorna. E qui entra in gioco lo zombing: la persona che ti aveva ignorato per settimane o mesi, torna improvvisamente a scriverti un “ehi” su Instagram, a mettere un like casuale, a riapparire come se nulla fosse.
Nessuna spiegazione, solo un’apparizione imprevista, giusto per riattivare in te un frammento di quella dipendenza emotiva che avevi faticosamente disinnescato.
C’è poi l’orbiting: chi non ti parla, ma continua a osservarti.
Visualizza le storie, mette cuoricini ai post, ma non si fa mai vivo davvero.
È una presenza-assenza costante, una forma sottile e ambigua di controllo e connessione che alimenta confusione e aspettative sospese.
Cosa dice la psicologia?
Secondo la psicologa clinica Jennice Vilhauer, ex direttrice della terapia cognitiva alla Emory University di Atlanta,
“Il ghosting non è solo un comportamento evitante, è anche una forma di crudeltà passiva, perché nega all’altra persona la possibilità di comprendere e chiudere.”
Dal punto di vista psicologico, questi comportamenti possono generare sensazioni di rifiuto profondo, abbassamento dell’autostima, ansia relazionale e un senso di impotenza.
Il cervello umano tende a cercare coerenza e spiegazioni: l’interruzione senza motivo attiva meccanismi simili al lutto, ma senza il conforto della chiarezza.
E dal punto di vista legale?
In Italia, non esiste al momento una normativa specifica sul ghosting, ma la giurisprudenza ha iniziato a occuparsi delle conseguenze legali delle sparizioni improvvise, soprattutto quando legate a relazioni formalizzate (convivenze, accordi economici, figli in comune).
In ambito lavorativo o contrattuale, una sparizione del genere sarebbe inaccettabile. Ma nei rapporti affettivi, spesso regna il vuoto normativo.
Tuttavia, in casi estremi, il ghosting potrebbe configurare una forma di maltrattamento psicologico, specie se reiterata o accompagnata da manipolazioni emotive.
La Legge 19 luglio 2019 n. 69 (nota come Codice Rosso) ha ampliato gli strumenti contro la violenza psicologica, e alcuni esperti ritengono che forme estreme di ghosting in contesti disfunzionali possano rientrare in questi ambiti. Ma la strada è ancora lunga.
Come tutelarsi (emotivamente e non solo)
Cosa fare quando ci si trova vittime di ghosting o zombing?
- Non idealizzare l’altro: chi sparisce senza spiegazioni non sta mostrando forza, ma una grave incapacità relazionale.
- Dare un nome a ciò che è accaduto aiuta a ridimensionarne il peso: nominare è già comprendere.
- Proteggere la propria dignità emotiva: non inseguire chi non vuole esserci.
- Riconoscere i segnali di una comunicazione tossica o manipolatoria, e uscirne senza sensi di colpa.
- Quando necessario, ricorrere al supporto di un professionista: psicologo o counsellor.
Conclusione: fantasmi digitali, ferite reali
Il ghosting non è solo un “problema di galateo digitale”. È un sintomo profondo della nostra fatica a stare nella relazione, a prenderci la responsabilità dell’altro, a comunicare il nostro limite o il nostro disinteresse in modo adulto e rispettoso.
Come scrive Alain de Botton, filosofo contemporaneo,
“Essere onesti nei rapporti significa anche saper dire addio senza ferire. Il silenzio è una fuga, non un gesto di rispetto.”
Forse è arrivato il momento di rieducarci all’empatia, anche nell’era degli smartphone.
Perché, in fondo, tutti meritiamo almeno una spiegazione.
Anche se breve. Anche se dolorosa.
Ma vera.

